“Che cosa ci impedisce di lavorare”

Pietro IchinoProfessore Ordinario di Diritto del Lavoro, Università Statale di Milano

Università Statale di Milano Professore Ordinario di Diritto del Lavoro, Membro della Commissione Lavoro del Senato, ha vissuto dal di dentro il processo di elaborazione del Jobs Act, come autore del progetto originario cui la riforma si ispira, come relatore del disegno di legge delega e come parte attiva nell’elaborazione del primo decreto attuativo, sul contratto a tutele crescenti.
È Professore ordinario di Diritto del Lavoro nell’Università Statale di Milano.
È uno dei massimi esperti italiani di politiche e mercato del lavoro e un riconosciuto protagonista del progresso delle relazioni industriali in Italia. È editorialista del Corriere della Sera.
Ha ricevuto il “Premio Marco Biagi”, per aver “dedicato la sua attività professionale a studiare i problemi del mondo del lavoro e delle relazioni industriali elaborando possibili soluzioni e rendendole argomento di dibattito per il grande pubblico … contribuendo all’opera di modernizzazione della cultura giuslavoristica”. Ha ricevuto l’Oscar del “Riformista” come miglior parlamentare dell’anno 2009.
Tra i suoi libri destinati al grande pubblico “A che cosa serve il sindacato?” (negli Oscar Bestsellers di Mondadori), “I nullafacenti”, “Inchiesta sul lavoro” e “Il lavoro spiegato ai ragazzi”.

Settembre 13, 2013 12:00
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Descrizione

La difficoltà di ritrovare il lavoro, per chi lo ha perso, o di trovarlo per la prima volta, in Italia oggi è indiscutibile.
Ma di lavoro, anche in questo periodo, in Italia ce n’è molto più di quanto si pensi. E potrebbe essercene ancor di più se fossimo capaci di abbattere il diaframma che separa domanda e offerta di manodopera.
Anche al Sud, dunque, le occasioni di lavoro ci sono. Certo, ne occorrono di più, perché anche così il tasso complessivo di occupazione in Italia è troppo basso, e poi perché se aumenta la domanda aumentano le retribuzioni e la forza contrattuale dei lavoratori; ma già oggi i nuovi contratti si contano a milioni ogni anno. E quelli a tempo indeterminato sono stati nel 2012 più di un milione e mezzo.
Dire che il tasso di disoccupazione è dell’11 o 12 per cento, come è oggi in Italia, potrebbe significare che la ricerca del posto si svolge normalmente come un succedersi di gare cui partecipano all’incirca nove concorrenti ogni otto posti.
Perché invece la nostra percezione del mercato del lavoro è completamente diversa?
Perché lo percepiamo come un grande “buco nero”, una trappola infernale dalla quale tenersi il più possibile alla larga?
Come si spiega che, pur con tutti i contratti di lavoro – anche di buona qualità – che vengono stipulati ogni anno, sia effettivamente così difficile per i disoccupati trovare un posto nel tessuto produttivo italiano? Questa sessione on-line si pone l’obiettivo di rispondere a queste e altre domande, anche grazie all’ampio dibattito conclusivo.