“Il grande disordine mediorientale”

Sergio RomanoEditorialista, Corriere della Sera

Corriere della Sera Editorialista, Diplomatico, storico e pubblicista italiano.
Analista politico, ha ricoperto i più prestigiosi incarichi della carriera diplomatica, tra i quali primo segretario all’ambasciata italiana a Londra, primo consigliere e ministro consigliere a Parigi, direttore generale per le relazioni culturali presso il ministero degli Affari esteri, ambasciatore presso la NATO a Bruxelles e ambasciatore a Mosca.
È editorialista del Corriere della sera e del settimanale Panorama.
Membro del consiglio scientifico delle riviste liMes e Nuova Storia contemporanea, ha collaborato a Financial Times, La Stampa, Epoca.
Ha insegnato alla Harvard University, alla University of California (Berkeley), nelle Università L. Bocconi, di Firenze, di Sassari e di Pavia.
Le sue ultime pubblicazioni: “In lode della guerra fredda. Una controstoria” (2015), “Il declino dell’impero americano” (2014); “L’arte in guerra” (2013); “Morire di democrazia” (2012). Dottore honoris causa dell’Institut d’Etudes Politiques di Parigi, dell’Università di Macerata e dell’Istituto di Storia Universale dell’Accademia delle Scienze della Russia e socio straniero dell’Accademia Reale del Belgio.

Ottobre 21, 2013 12:00
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Descrizione

Abbiamo interpretato le rivolte arabe con criteri occidentali e le abbiamo paragonate d’istinto alle grandi dimostrazioni popolari e giovanili delle società occidentali dal 1968 all’ultimo decennio. Non ci siamo accorti che erano generalmente prive di una qualsiasi leadership politica e siamo stati colti di sorpresa quando abbiamo constatato che l’unica forza politica organizzata, al momento delle elezioni, era la “Fratellanza musulmana”, vale a dire il movimento islamista che ci ha maggiormente preoccupato dalla fine della Seconda guerra mondiale. Abbiamo sperato che la Fratellanza avesse maturato una politica democratica e che il suo modello in futuro sarebbe stato il partito moderato e riformista del leader turco Erdogan. Ma siamo stati ancora una volta colti di sorpresa quando i Fratelli, dopo la vittoria elettorale in Egitto, sembravano ricadere nel loro tradizionale integralismo religioso. Oggi non sappiamo se il ritorno dei militari al Cairo debba essere salutato con favore, se la Libia riuscirà a emergere dal caos in cui è precipitata dopo l’eliminazione di Gheddafi, se la Tunisia riuscirà a conciliare l’Islam e la democrazia, se la monarchia giordana sopravvivrà all’ondata di rifugiati siriani che ha invaso il Paese, se al Libano sarà risparmiata la tragedia di un nuova guerra civile. La Siria è il caso più complicato. Il regime di Assad è stato uno dei più tirannici della regione, ma anche il più laico. Nel fronte dei ribelli sembravano prevalere, all’inizio della rivolta, i movimenti democratici, ma la scena oggi sembra dominata dalle fazioni più radicali. Il Paese è in preda alla guerra civile, ma anche a guerre per procura tra Russia, Iran, Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia. In questo imbrogliato dramma medio-orientale è terribilmente difficile fare analisi e previsioni. Ma occorre almeno conoscere gli attori e cercare di comprendere le loro intenzioni. Di questo e altro parlerà Sergio Romano, lasciando anche spazio al confronto con i partecipanti in un dibattito on-line finale.